Per una corsa da 100 miglia, Gabe Joyes consiglia di non scegliere tra un paio già rodato e un paio nuovo di zecca, ma di combinarne due fasi. Raccomanda di partire con le scarpe “roded” e adatte, perché devono funzionare senza sorprese fin dall’inizio. Il cambio successivo verso scarpe più ammortizzate viene descritto come un momento “sensazionale” per il corpo e come un reset mentale, a patto di provarle prima della gara.
Per preparare un primo 200 miglia, Gabe Joyes sottolinea che la sua strategia non implica necessariamente uscite più lunghe, ma una maggiore frequenza. Indica che, in sei-otto settimane, in genere fa uscite lunghe da 20 a 30 miglia “quando lo permette il suo calendario”, quindi tre o quattro volte a settimana. Limita il lavoro ad alta intensità a una sola sessione a settimana e spiega anche che i “soft-tissue” (anche, ginocchia o muscoli) spesso diventano il fattore limitante.
Infine, a proposito dell’“ultra-lean”, Gabe Joyes insiste sul fatto che non c’è nessuna “vera ricerca” dietro a questo fenomeno, che descrive come un’inclinazione laterale osservata nelle fasi finali di una gara. Afferma di collegarlo soprattutto a “stile” e “swagger”, e prende in giro le spiegazioni alternative, in particolare quella secondo cui l’inclinazione sarebbe dovuta a un’estrema fatica dei muscoli del tronco. Il suo punto di vista rifiuta l’idea di un cedimento fisico: per lui è piuttosto una forma di trionfo.