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Perché sei più lento sui sentieri: cosa dice davvero la tua andatura

Nei trail, un’andatura più lenta non indica necessariamente una perdita di forma: il terreno cambia la “mansione” del corpo, quindi il ritmo resta più controllato.

Perché sei più lento sui sentieri: cosa dice davvero la tua andatura
Credito immagine: Runner’s Blueprint — foto pubblicata con l’articolo originale

L’autore spiega che all’inizio è rimasto sorpreso della propria lentezza sui sentieri, nonostante avesse la sensazione di aver profuso uno sforzo reale. Dopo la corsa, il suo respiro era stabile e le gambe funzionavano “come devono”. Poi, guardando l’orologio, si accorge che l’andatura visualizzata è “slow enough” da far pensare a un problema se fosse stata osservata su strada.

Il punto centrale è che la corsa in sentiero non segue le stesse regole della strada: il fondo è diverso e impone un altro ritmo. L’autore sottolinea che l’andatura cambia e che caviglie, anche, polpacci e persino il cervello devono lavorare di più, anche quando il trail sembra facile. La chiave è quindi rimettere il numero nel suo contesto prima di dubitare di se stessi.

Tra le spiegazioni, l’autore insiste sull’energia persa a causa del rilievo e della mancanza di regolarità. Su strada, l’energia serve soprattutto ad avanzare, mentre sui trail una parte viene usata per restare in piedi, trovare aderenza, frenare ed evitare di colpire una pietra. Descrive sequenze di superfici (dirt, gravel, mud, root) che costringono il corpo ad adattarsi continuamente.

Collega anche il calo di velocità alle salite e alla difficoltà che rivelano rapidamente. Anche i trail definiti “flat” includono ondulazioni, avvallamenti, twists e salite che fanno calare l’andatura senza necessariamente sembrare spettacolari. In salita, gli impegni aumentano per i polpacci, i glutei, gli ischiocrurali, il fiato e la pazienza, e l’autore dice che si può “fake control” su un tratto pianeggiante, ma non a lungo su una grimpetta.

Infine, l’articolo propone un metodo per interpretare le uscite: invece di concentrarsi su distanza e andatura istantanea, l’autore consiglia di valutare lo sforzo, il tempo “on feet” e il modo in cui il percorso è stato gestito. Raccomanda di evitare di confrontare un’uscita su strada e un’uscita trail tra loro, e spiega che l’andatura istantanea può diventare “messy” con le curve, i cambi di elevazione e gli scostamenti GPS.

Pubblicazione originaleRunner’s Blueprint • sintesi e contesto di 7RUN
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