Fin dall’inizio, il documentario colloca Ruth Croft al centro di un discorso poco atteso per un’atleta di élite, all’UTMB. Lei afferma di non provare molte emozioni legate alla gara, ridimensiona l’importanza della vittoria e giudica che “vincere UTMB” non significhi davvero molto. Il film si appoggia a questa schiettezza per invitarti a riconsiderare il posto dei risultati nello sport.
“Roots” viene presentato in anteprima al festival UTMB Mont Blanc 2026 a Chamonix, in Francia, e poi diffuso ampiamente su YouTube il 14 ottobre. Questa data precede di un giorno la partenza di Ruth Croft per la Diagonale des Fous sull’isola della Réunion. Il film esce quindi in parallelo con un evento importante.
L’impostazione del documentario mette in evidenza una narrazione introspettiva, presentata come una storia d’origine più che come una semplice successione di vittorie nella corsa in natura. Non si tratta di una progressione perfettamente lineare verso la grandezza, e Croft, come molte altre, prende deviazioni difficili prima di ritrovare la passione. Il film si sofferma anche su ciò che conta per lei, in primo luogo i legami familiari e amicali.
Il documentario insiste sul supporto intorno a Ruth Croft: Josh è descritto come un amico devoto che l’accompagna, e il video richiama anche l’importanza di un partner dietro le quinte. Martin Gaffuri viene presentato come il sostegno di Croft, illustrando la loro coppia durante una scena di crewing. Croft commenta la loro dinamica con un’immagine che contrappone due modi di riempire una lavastoviglie.
Il film culmina con la vittoria di Ruth Croft all’UTMB nel 2025, sottolineando che il raggiungimento dell’obiettivo non ha cambiato l’atleta. Dice che il fatto di aver lavorato per 10 anni per arrivarci non ha “cambiato” chi è. All’arrivo, è circondata dalle persone che contano di più, la famiglia e gli amici che l’hanno sostenuta.